Scatà e Movio, le famiglie degli agenti eroi sotto protezione

Scatà e Movio, le famiglie degli agenti eroi sotto protezione.

famiglie degli agenti – Il suo collega, Cristian Movio, il capopattuglia della Volonte Alpha 6, è tornato a casa la vigilia di Natale. E a tempo di record, se si considera che l’agente scelto friulano, nel corso dello scontro a fuoco con il tunisino Anis Amri, era rimasto ferito alla spalla destra. Dopo essere stato operato per rimuovere il proiettile, Movio è stato dimesso dall’ospedale San Gerardo di Monza in tempo per permettergli di trascorrere il Natale in famiglia.

Invece Luca Scatà, l’agente in prova che ha ucciso il killer di Berlino a Sesto San Giovanni nella notte tra il 22 e il 23 dicembre, a casa, in Sicilia (a Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa), non è ancora tornato. E non si sa quando questo accadrà, si è sfogato il padre di Luca, Giuseppe. «Abbiamo trascorso il Natale senza di lui, ma lo abbiamo sentito e ci ha detto che è tranquillo. Se lui è sereno, lo siamo anche noi».famiglie

Qualcosa, però, sta turbando le festività in casa Scatà. «Aspettiamo di poterlo vedere, non sappiamo bene quando potrà accadere. Non ci è stata fornita una data precisa: aspettiamo solo di poterlo riabbracciare. Una cosa è certa: non siamo preoccupati per lui».

Il mancato ritorno a casa di Scatà – che era rimasto illeso nel corso dello scontro a fuoco con Amri – ha dato il via al giallo: perché il giovane poliziotto non è ancora rientrato in famiglia? Il trattenimento in «servizio» è dovuto a timori per possibili ritorsioni legate all’uccisione del terrorista tunisino?

Scatà è stato isolato, magari in un luogo segreto, in attesa che le acque si calmino dopo il clamore dei giorni scorsi? Dubbi che dal ministero dell’Interno respingono con decisione. «Il mancato rientro a casa di Scatà non è in alcun modo legato all’episodio di Sesto San Giovanni», filtra dal Viminale. Un modo per dire che le ipotesi sono due: o il poliziotto siciliano, dopo la sparatoria, continua a essere in servizio, oppure ha deciso di trascorrere l’eventuale periodo di ferie altrove.

Fatto sta che dopo l’emanazione della circolare del capo della Polizia, Franco Gabrielli, è stato creato un cordone di sicurezza a protezione dei due agenti. Il giorno stesso dell’uccisione di Amri, Gabrielli aveva raccomandato «massima attenzione» nei confronti di Movio e Scatà visto il rischio di possibili «azioni ritorsive» una volta deciso di divulgare le loro identità. E le famiglie dei due agenti qualcosa hanno già percepito. «Questa notte (ieri, ndr) mia figlia ha notato nelle vicinanze di casa nostra una pattuglia della Polizia», ha rivelato Giuseppe Scatà. «Segno», ha concluso il padre di Luca, «che siamo sotto protezione, ma questo non ci spaventa».

Il poliziotto siracusano potrebbe tornare in famiglia per la notte di San Silvestro. Questa, almeno, è la speranza di Paolo Amenta, il sindaco del paese di 7mila anime dove vive la famiglia Scatà. «Lo accoglieremo in modo sobrio, non saranno previste feste», assicura il primo cittadino. Del resto anche Amenta sa che d’ora in poi, in paese, occorre fare i conti con gli «aspetti di sicurezza che vanno osservati. Io stesso ho chiesto al governo di aumentare i livelli di protezione nella nostra zona».

Cristian Movio, scortato dai colleghi che gli hanno fatto anche da scudo rispetto all’assalto delle telecamere, prima di tornare in servizio dovrà trascorrere un periodo di convalescenza nella sua casa in provincia di Udine.

Per il Viminale è stato un Natale di lavoro. Restano ancora molti i punti da chiarire rispetto alla sparatoria della scorsa settimana. Il primo riguarda l’eventualità che Amri fosse arrivato in Italia per compiere attentati nel nostro Paese.

di Tommaso Montesano
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